Terza età e Fiori di Bach


Le emozioni sono protagoniste della vita sempre e soprattutto in tarda età. In questa fase dell'esistenza vi è un archivio di molte esperienze emotive, alle quali la mente continuamente fa riferimento. La persona con età avanzata vive dentro di sé un particolare atteggiamento ed è quello di confrontare la sua situazione attuale (mi riferisco alla sua posizione economica, al suo stato di salute, alle sue relazioni affettive ecc.) con quella del passato creando diverse reazioni emotive strettamente legate ai vissuti oramai trascorsi. I cambiamenti, le perdite subite influiscono sul modo di rapportarsi e adattarsi al progresso della vita.

 
Le persone con età avanzata per un naturale orientamento del trascorrere della vita sono portati a vivere la sfera emotiva in modo più intimo, pertanto il disturbo fisico diventa il segnale che qualcosa non va. Emozioni come paura della malattia, paura di rimanere soli, impotenza di fronte alle situazioni, incapacità di svolgere le attività sociali, divengono una minaccia del Ben-Vivere. Inoltre se sono gli eventi traumatici a portare sentimenti come tristezza, ansietà, amarezza e senso di colpa, allora questi sono segnali per una stato di frustrazione e quando diventa cronica è possibile che si instauri una malattia depressiva o un’apatia o un’aggressività centrata su di sé.
I Fiori di Bach, aiutano a ritrovare armonia e serenità.

Star of B. per rimuovere gli shock e i traumi subiti;
Walnut per adattarsi al cambimento ormai avvenuto;
Pine per i sensi di colpa versi i propri cari;
Wild Rose per fa ritrovare il piacere della vita quotidiana;
Mustard per la disperazione e la malinconia senza motivo;
Honeysuckle per far vivere nel presente e non nei bei ricordi del passato;
Beech per tollerare il forte caldo o il freddo;
Aspen per le paure indefinite:
Mimulus per le paure definite;
Crab Apple se non si accetta fisicamente;
Oak se conduce una vita pieni di doveri;
Rock Water per la rigidità mentale e fisica;
Chestnut Bud per rafforzare la memoria e avere una mente lucida;
Olive in caso di mancanza di energie, rafforza le difese immunitarie;
Heather se parla solo dei suoi problemi ;
Centaury se è ormai diventata la/il serva/o di casa;
 
 
I Fiori di Bach non hanno nessuna controindicazioni e nessun effetto collaterale; possono essere presi contemporaneamente ai farmaci, non creano alcun tipo di dipendenza.

I Fiori di Bach agiscono dolcemente donando equilibrio ed armonia.

Rimedi floreali nei disturbi femminili:
http://www1.medibio.it/uploads/pubblicazioni/amif/MBAMIF02_05.pdf?phpMyAdmin=9OR7Vso-5ieefYjm1jmbrSkpQUa 
Floriterapia e Antropologia della vecchiaia tra fragilità e forza:

I Fiori di Bach, da una parte, possono favorire un’integrazione neuronale a
lungo raggio, cioè una sincronia diffusa, che rappresenta il correlato neurale
di nuove sensazioni, emozioni e pensieri;
dall’altra, costituiscono lo strumento per una medicina dei processi,
a misura d’uomo.
Sappiamo che la malattia non va intesa come l’alterazione di singoli componenti, ma consiste nell’alterazione di un’organizzazione e del suo equilibrio dinamico. E se nel vecchio è più probabile, per effetto di perturbazioni esterne, oltrepassare i parametri critici dell’omeostasi, nei vari livelli fisico, emozionale e mentale, è parimenti vero, come nel giovane, che solo la rottura di un equilibrio ne consente un altro più evoluto.
Sebbene nei meccanismi dell’invecchiamento siano individuabili alcuniprocessi elementari, le loro interconnessioni sono troppo complesse e al di là delle conoscenze attuali. La cura sarà allora la condivisione di un’esperienza umana in cerca di comprensione più che di spiegazione. I Fiori, con le loro risonanze emozionali, favoriscono una comprensione, quella fornita dal cuore.
Per concludere, non dimentichiamo che nel rapporto con il vecchio si può oscillare entro opposte polarità: quella dell’inutilità e dell’impotenza e quella della guarigione a tutti i costi, dell’onnipotenza, del mito della guarigione.
Se il curare nel senso transitivo di indirizzare un intervento verso qualcuno o
qualcosa (il senso operativo del verbo qui dimostra i propri limiti), è opportuno ricorrere più che al “to cure” al “to care”, cioè al prendersi cura.
Il prendersi cura, a sua volta, rinvia ad una duplice responsabilità: quella del paziente verso sé stesso e quella del terapeuta verso l’altro.
Nello spazio del prendersi cura c’è la relazione,
la comunicazione, l’ascolto  e il raccogliere l’espressione dell’altro;
c’è il confronto con il limite e la possibilità di andare oltre; c’è il significato,
c’è la negatività dell’animo e la sua positività, c’è l’insegnamento del Dr. Bach e i suoi Fiori.

Dr. Paolo Montenero
– Specialista in Neurologia, Medicina
Fisica e Riabilitazione
C/o Clinica di Riabilitazione Villa
Sacra Famiglia
Largo O. Respighi, 6/7
I - 00135 Roma

ATTI DEL XIX CONGRESSO NAZIONALE DI OMEOPATIA, OMOTOSSICOLOGIA E MEDICINA BIOLOGICA
Milano, 29 maggio – Roma, 5 giugno 2004



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